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Facebook sta morendo?

  • Facebook a fronte di profitti e ricavi in continua crescita denota un tasso di abbandono dal social network di alcuni target di riferimento.

Facebook sta morendo?

Da molto tempo veniamo sovrastati da articoli, libri ed altri formati relativi alla presunta “morte” imminente di Facebook.

Il social network per eccellenza, registra una costante e continua crescita dei profitti e dello share di mercato, ponendo particolare attenzione alla massima monetizzazione del social.

La particolare attenzione a questa priorità ha portato a compiere degli errori grossolani in passato da parte del team di Zuckerberg. Un esempio? Negli ultimi due anni Facebook ha gonfiato palesemente i dati pubblicitari, sovrastimando i tempi di visione dei video tra il 60% e l’80%. Il tutto è stato giustificato come “errore tecnico”.

Proprio questa attenzione spasmodica alla monetizzazione veloce ed immediata sta facendo perdere di vista il segreto del successo di Facebook, il vero “valore aggiunto” della piattaforma: gli utenti.

Il target di riferimento di Facebook sta, giorno dopo giorno, invecchiando: i più giovani hanno ormai abbandonato questo social network a favore di altre iniziative social dove le community condividono interessi specifici, come la passione per la fotografia ed i video (Instagram, Snapchat) o la musica (Spotify). Sta succedendo quello che accade con la maggior parte dei brand, che invecchiano con l’invecchiare del proprio target di riferimento e non riescono più a riproporsi o a reinventarsi nei confronti dei giovani, che un tempo furono l’elemento “traino” dello sviluppo iniziale.

Gli utenti che hanno più di 35 anni rappresentano il 53% della totalità su Facebook, mentre coloro che per molto tempo sono stati l’elemento catalizzatore della community, ovvero i giovani fino a 18 anni, sono diminuiti. Inoltre le fasce in continua crescita sono quelle che vanno dai 30 ad oltre i 55 anni.

Le ferree regole della monetizzazione hanno imposto delle logiche di funzionamento degli algoritmi a discapito delle iniziative dei singoli utenti. Ad oggi, un normale utente che accede più volte nel corso della giornata a Facebook, si vede riproporre sempre gli stessi post e le stesse iniziative. I tuoi ricordi, il buon anniversario dell’amicizia su Facebook e sempre gli stessi post da parte degli stessi utenti, non lasciando la possibilità di procedere ad una personalizzazione più accurata. Alla luce di quanto sopra esposto, ritengo discutibile la “storiella” secondo cui vengono prodotte 1500 storie che in ogni istante competono per apparire nella newsfeed di un utente Facebook, così come quella dei 300 post più pertinenti scelti in base all’algoritmo.

Facebook sta progressivamente diventando un supermarket, dove non sembra esserci un obiettivo, o meglio “focus” preciso. E come reagiscono gli utenti? Buona parte dei consumatori (il 42%) non segue i brand sui social media, mentre il 40,5% delle persone preferiscono annunci pubblicitari coerenti con i loro interessi. Le pagine che mancano di personalità ed utilità non vengono più seguite dal 34,7% delle persone, altro dato significativo è rappresentato dal 57,5% degli utenti che smettono di seguire un brand sul social per via degli eccessivi contenuti promozionali.

Un esempio è dato dalle pagine create dagli utenti, altro elemento che ha permesso a Facebook di svilupparsi. Le fan – page hanno visualizzazioni solo se vengono fatti degli investimenti pubblicitari. Vi suggerisco di provare voi stessi una cosa molto curiosa: fare un test creando una pagina Facebook nuova ad hoc, postare dei contenuti e verificare le visualizzazioni ottenute. A questo punto provare a sponsorizzare un singolo post anche con una bassa cifra di investimento in adv. Come d’”incanto” anche il post senza investimento pubblicitario acquisirà forza ed otterrà visualizzazioni impensabili.

La miopia da parte della piattaforma, nei confronti delle necessità dei singoli utenti, è uno dei motivi dell’attuale fuga di molti target di riferimento da Facebook, e della riduzione del tempo medio di accesso al social.

La sensazione che traspare è che Facebook cominci ad essere sovrastata dalla mole di dati che si ritrova a gestire quotidianamente, e che dunque abbia deciso strategicamente di sfruttarli per aumentare i propri profitti.

Il futuro ci dirà se Zuckerberg riuscirà a trovare un equilibrio in Facebook, fra monetizzazione e le esigenze degli utenti.

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