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Ultimatum UE a Google

  • Il colosso Google, accusato di abuso di posizione dominante dalla Commissione UE alla Concorrenza, potrebbe pagare una multa da 3 miliardi di dollari.

L'indagine antitrust contro Google, lanciata dall’UE nel novembre 2010, a distanza di quasi due anni sta volgendo al termine, con un ultimatum. Il Commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, lo scorso 21 Maggio ha chiesto al colosso di Mountain View di presentare a Bruxelles "proposte vincolanti" per correggere le violazioni di cui si è reso responsabile.

L’accusa, lanciata inizialmente da tre imprese del settore, ha visto circa una dozzina di aziende che hanno partecipato direttamente o indirettamente all’appello alle autorità UE e USA. In prima fila svetta Microsoft, titolare del secondo motore di ricerca più utilizzato al mondo (Bing), seguita da molti siti che offrono pacchetti vacanze (Tripadvisor, eDreams, Expedia).

Google possiede attualmente l’80-90% di quota di mercato sui motori di ricerca e il 40-50% sui ricavi pubblicitari online mondiali, stimati intorno a 80 miliardi di dollari nel 2011.

In questo contesto, secondo l’accusa, Google avrebbe condizionato i risultati del motore di ricerca per favorire i propri prodotti (Google News, YouTube, Google Shopping, Google AdWords).

Nello specifico, le quattro accuse volte a BigG sono le seguenti:

  1. Inclusione dei servizi Google (ad esempio News, YouTube, etc.) nei risultati di ricerca, ricevendo in questo modo un trattamento preferenziale rispetto ai servizi offerti dai competitor, che ne risultano quindi danneggiati;
  2. Inserimento di contenuti editoriali (ad esempio le recensioni degli utenti) per arricchire i risultati di ricerca, che Google ricava direttamente dai concorrenti senza chiedere la loro autorizzazione, appropriandosi dei benefici degli investimenti dei competitor;
  3. Esistenza di accordi con siti partner che accettano di ospitare la pubblicità di Google, che per Bruxelles hanno di fatto un carattere monopolista, in quanto implicano un’esclusiva che impedisce ad altri provider di attuare servizi di pubblicità simili;
  4. Presenza di clausole contrattuali che impedirebbero agli inserzionisti di trasportare con facilità le loro campagne dalla piattaforma Google AdWords a quella dei concorrenti.

La replica ufficiale di Google alla Commissione è: «Non siamo d’accordo con le conclusioni, ma siamo aperti a discuterne». Per questo motivo la Commissione UE ha deciso di lasciare alla società californiana qualche settimana di tempo per trovare una soluzione concreta per ciascuno dei quattro punti.

Qualora Google non rispondesse in questo senso, potrebbe venire multata per 3 miliardi di euro.

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