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La frenata dell'E-Commerce

  • Nel 2011 l’eCommerce in Italia fatica ancora a decollare con il ritmo sperato.

Per quanto riguarda il 2011, l’eCommerce in Italia fatica ancora a decollare con il ritmo sperato, soprattutto se si confronta con un significativo aumento degli investimenti online (quelli  pubblicitari hanno subito un incremento del 20% nel 2010, dato Nielsen). Le ragioni di tale rallentamento possono essere esemplificate in due episodi di cronaca recente: la stangata dell’Antitrust alle agenzie di viaggi online e la direttiva UE in fase di approvazione sui costi e i tempi di trasporto delle merci vendute tramite eCommerce.

Il primo caso riguarda la multa che l’Antitrust ha recentemente i inflitto ai tre colossi del turismo online a livello europeo: Expedia, eDreams e Opodo. Le cause della sanzione sono state ricondotte ad un atteggiamento poco trasparente nei confronti dei consumatori e “pratiche commerciali scorrette”. Sembra infatti, che i prezzi dichiarati non corrispondessero all’effettivo costo che il consumatore avrebbe dovuto sostenere e che i servizi di prenotazione, recesso e reclamo non godessero di un’adeguata chiarezza per quanto riguarda i costi e le procedure.

L’ammontare delle sanzioni dell’Antitrust nel corso delle tre istruttorie è arrivato a toccare i 415 mila euro, così distribuito i diversi attori: Expedia inc. è stata multata per 210 mila euro, 45 mila euro per Expedia Italy, 135 mila euro per eDreams e 21 mila euro per Opodo. In un settore come quello del turismo, che negli ultimi anni ha investito importanti risorse negli strumenti digitali, tanto da arrivare ad essere il primo settore di investimento in Italia per l’eCommerce (quasi 3 miliardi e mezzo di euro investiti nel 2010, con una crescita del 15% rispetto al 2009) i provvedimenti dell’Antitrust non possono che essere un freno alla crescita del mercato. A fronte della scorrettezza delle compagnie incriminate, l’ammontare delle sanzioni rappresenta un fattore di rischio per l’ingresso di nuovi attori in questo mercato, senza contare un atteggiamento poco fiducioso nei mezzi di prenotazione e transazione online da parte dei consumatori,  timorosi nel fornire dati personali e finanziari a sistemi di autenticazione e acquisto virtuali.

Il secondo freno all’eCommerce arriva, invece, dall’Unione Europea. La direttiva Ue n.31 del 2000 (recepita in Italia attraverso il decreto legislativo n.70 del 9 aprile 2003), andrà presto modificata con la nuova direttiva in materia di “diritti dei consumatori” e disciplina dell’eCommerce. Il nuovo documento prevederà l’obbligo di distribuire le merci in tutti i 27 paesi dell’Unione Europea e andrà ad allungare i tempi disponibili per il recesso.

Le conseguenze per le imprese coinvolte nell’eCommerce saranno legate non solo alle difficoltà di gestire 7 valute e 25 lingue diverse, ma soprattutto ai costi di trasporto. I consumatori in tutto questo saranno agevolati nei tempi e nelle disponibilità della merce, ma a fronte di un aumento naturale dei prezzi e delle tariffe di trasporto.  L’allarme sui possibili danni derivanti da tale normativa vengono lanciati dalle associazioni del commercio di tutta Europa le quali rappresentano il 50% del comparto e di cui i maggiori attori sono la Fevad (Fédération e-commerce et vente à distance), l’inglese Imrg (Interactive media in retail group) e l’italiana Netcomm (Consorzio del commercio elettronico italiano). Ed è proprio Netcomm a rendere in cifre l’impatto della nuova direttiva: se ad oggi i costi dell’eCommerce valgono 5,7 miliardi di euro l’anno, con la nuova legislazione, il valore salirebbe a 15,6 miliardi di euro, con un incremento di 10 miliardi che andrebbe a ricadere nelle tasche dei 150 milioni consumatori online distribuiti in tutta Europa e di cui 10 milioni solo in Italia.

Di fronte a tali limitazioni, le piccole imprese che si affacciano all’eCommerce e le nascenti start up dovranno fare i conti con un contesto di mercato difficile e costoso, in cui solo le società con un assetto organizzativo adeguato e le necessarie disponibilità finanziare riusciranno a ritagliarsi uno spazio adeguato nel mercato elettronico.

Fonti dei dati: Censis, Corriere.it, Netcomm & ContacLab.

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