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I Falsi Like

  • Così aziende, artisti e politici aumentano il loro traffico sui Social generando un traffico di falsi followers e di like

Molto spesso su Facebook, ma anche sugli altri principali Social Network osserviamo post che registrano un numero impressionante di interazioni da parte degli utenti: decine di migliaia di “Mi Piace”, decine di condivisioni e centinaia di commenti. Tutto questo magari solamente poco tempo dopo la pubblicazione del post: spesso non passa nemmeno un’ora e osserviamo già decine di migliaia di azioni dei “follower”, quasi a sembrare che stiano fermi ad aspettare la pubblicazione di qualche novità per poi scatenarsi e rendere il post virale. Tuttavia spesso, se si osservano attentamente i profili di questi scatenati follower, molti di essi non contengono informazioni complete, spesso non hanno nemmeno la foto, ma giusto alcuni dati essenziali.

La domanda che sorge spontanea allora è: “sono utenti veri, oppure molte delle interazioni ai post che siamo abituati a vedere provengono da profili falsi, spesso sfruttati ad hoc?”. La risposta è semplice quanto scontata: molto frequentemente gran parte dei “Mi Piace”, delle condivisioni o di altre azioni social (come i retweet) su pagine celebri sono dei fake.

L’ultimo caso eclatante venuto alla ribalta è quello di una regione italiana che spendendo cifre considerevoli ha più che decuplicato, in meno di un mese, il numero di “Mi Piace” alla sua pagina Facebook, passati da meno di 5.000 a quasi 60.000. Una crescita stupefacente, con numeri che non possono che suscitare perplessità ad ogni professionista del web. Una politica di crescita social pilotata, neanche troppo nascosta dai suoi promotori, che si giustificano con la crescente importanza assunta da Facebook e il bisogno anche per la regione di essere ben visibile sui social.

Tuttavia questa non è certo la prima volta che una pagina, su qualunque social network, si affida ai cosiddetti “professionisti del like” per incrementare il numero di fans e di interazioni. In una recente intervista alcuni di questi presunti “professionisti” rivelano che il loro lavoro consiste letteralmente nel vendere pacchetti di “like”, partecipazioni ad eventi, condivisioni di post o qualunque altra azione a chiunque ne faccia richiesta: artisti e cantanti emergenti, piccole aziende, insomma chiunque voglia maggiore visibilità. Ammettono di non essere gli unici nel campo, e che c’è molta più richiesta di quanto si pensi. Vi sono dei network specifici (non rivelati) che si occupano di questo, a volte creando persino profili fake con dei programmi, a volte inducendo l’utente a mettere dei like con degli script nascosti (es. chiudi un popup e contemporaneamente, senza saperlo, stai mettendo like ad un post).

Tutto questo viene fatto sia per aumentare la visibilità dei propri post sia per generare un effetto “traino”: le persone sono molto più invogliate a condividere un messaggio che sembra popolare, o andare a un evento dove saranno presenti molte persone. Inoltre, si influenza in un certo modo anche la percezione del proprietario della pagina, ad esempio un cantante, anche sconosciuto, con migliaia di follower sicuramente otterrà maggiori consensi anche tra gli utenti reali, rispetto ad uno la cui pagina ha poche decine di fans. Un altro esempio, secondo queste agenzie, sono i politici; molti pagano per aumentare le condivisioni dei post dove espongono una determinata idea, creando tra la gente la convinzione che, se tanti seguono quella persona, allora ciò che dice è giusto.

Al di là della legittimità di questa condotta e della trasparenza di queste operazioni (i contatti fake vengono spesso generati a migliaia in paesi esteri, da hacker che aggirano l’antispam di Facebook) è opportuno interrogarsi sulle conseguenze di queste politiche di crescita social accelerata. Senza dubbio viene meno il concetto base della Rete, ossia quello della trasparenza. Se l’utente sa di non potersi fidare delle pagine che visita e dell’effettiva sincerità di ciò che vede sui social, aumenta la sua diffidenza nei confronti dell’affidabilità di questi strumenti, con potenziali conseguenze soprattutto per le aziende oneste, che ottengono risultati ragguardevoli grazie ad efficaci politiche di ottimizzazione.

Ottenere visibilità solo grazie a semplici trucchi semplicemente danneggia gli utenti e assicura un “seguito” finto e non utile per nessuna politica reale di marketing. In tutto questo emerge, ancora una volta, l’importanza di affidarsi a comprovati professionisti del settore, in grado non solo di garantire la massima trasparenza nelle operazioni, ma di assicurare un seguito di follower autentico e realmente interessato, con cui poter implementare campagne di marketing dalla sicura efficacia.

E-Business Consulting può creare campagne ad hoc sui social, ottimizzando i contenuti evitando di creare profili falsi poco professionali che a lungo andare diventano dei pericolosi boomerang operativi.

 

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